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| SANTA VENERINA |
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LA SUA "INCANTEVOLE COLLINA" |
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Veri e propri cimeli di archeologia industriale che catturano l'attenzione del visitatore che si inerpica lungo le stradine di montagna. Le vetuste case bracciantili, i "palazzeddi" con la carretteria o con la bottega dei mastri artigiani, i palazzi d'epoca dei signorotti, le nove splendide chiese con i loro tesori, i singoli manufatti come "la cupola", la facciata della cappella della "Tenutella" e gli innumerevoli altarini dislocati in ogni angolo del paese, sono le principali attrazioni di Santa Venerina. Santa Venerina si distingue oggi per la sua rinomata produzione dolciaria e gastronomica; per artigianato del legno, del ferro e della ceramica; i distillati, i liquori e i ricchissimi vini. |
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| LA STORIA DI SANTA VENERINA |
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Il territorio di Santa Venerina nell' antichità era caratterizzato in larga parte da un foltissimo bosco e da piccole pianure e colline abitate dai Siculi. La scoperta di alcune monete d' oro e d' argento ritrovate in alcuni sepolcri scavati nel territorio di Linera testimonia che vi erano insediamenti umani già al tempo della Roma imperiale. In quest' epoca si inizia a sviluppare la coltivazione della canapa e del lino. Da quet' ultimo deriva anche il nome attuale della frazione di Linera). In epoca bizantina venne edificata la chiesetta di Santo Stefano, una cella trichora i cui ruderi si trovano nella frazione di Dagala del Re. Ad essa era annesso un monastero di monaci basiliani. Con l'avvento dei Normanni (1060 - 1194) e la riconquista cristiana, arrivarono a Santo Stefano i monaci benedettini, allontanati poi dalla colata lavica del 1284. |
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Di Santa Venerina rimangono documenti che risalgono al XIV secolo. Veri e propri resoconti che riportano, ad esempio, della fuga dalla peste del Duca Giovanni, fratello di Pietro d'Aragona, che andò a rifugiarsi nel bosco limitrofo alla chiesa di S. Salvatoris in Blanchardu. Direttamente dal XV secolo vi è testimonianza del passaggio da qui di Alfonso il Magnanimo, che sostò a Santa Venerina per alcune battute di caccia insieme ai reali aragonesi. In contrada Palazzello di Dagala vi è ancora un'icona preziosa con una immagine della Madonna sbalzata sul marmo, avanti alla quale si tramanda che i re che villeggiavano a Dagala vi sostavano con il loro seguito. Nel 1531 l'imperatore Carlo V ricondusse al regio demanio tutto il territorio che si estendeva da Acicastello fino a Pozzillo e che includeva i paesi pedemontani etnei di Aci Sant'Antonio, Aci San Filippo, Pisano, Linera e Mangano. Nel 1747 venne edificata una chiesetta dedicata a Santa Venera, che rapresentò da quel momento il fulcro attorno al quale si sviluppò tutta una borgata che contava oltre 600 abitanti. L'economia del tempo era principalmente basata su agricoltura e allevamento. Il nome Santa Venerina deriva da Santa Venera, e la storia del paese è collegata anche a quella della Contea di Mascali. |
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| LE CHIESE DI SANTA VENERINA E LE VARIE FRAZIONI DEL PAESE |
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Santa Venera |
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Pregevoli e di notevole interesse restano gli affreschi interni: il San Giuseppe di Paolo Vasta, assieme a un gruppo di tele settecentesche raffiguranti la Sacra Famiglia, l'Immacolata Concezione e Sant' Antonio. La "Sacra Famiglia", recentemente restaurata, riportata agli antichi splendori è opera del pittore acese Pietro Paolo Vasta, la tela dell'Immacolata Concezione è invece attribuita ad Alessandro Vasta, figlio di Paolo, così come la tela di S. Antonio. All'interno anche opere del Vaccaro tra cui la Madonna del Rosario e la grotta di Lourdes del concittadino Mariano Vasta. Qui ogni anno si festeggia Santa Venera Patrona di Santa Venerina (prima domenica di Agosto), e San Sebastiano compatrono della cittadina, (ultima domenica di Gennaio). |
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Chiesa Sacro Cuore di Gesù |
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Chiesa bizantina di Santo Stefano |
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Chiesa di Bongiardo |
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Linera |
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Cosentini |
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Frazione Maria Vergine |
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Dagala del Re |
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Monacella |
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| L'ECONOMIA DI SANTA VENERINA |
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La storia di Santa Venerina è soprattutto legata alla viticoltura, con diverse aziende dislocate in tutto il territorio. Il vino santavenerinese è molto gustoso e possiede una caratteristica particolare di brillantezza, corposità e sapore. Oggi appezzamenti coltivati a vitigno esistono ancora nel territorio di Linera e di Cosentini. Questa produzione ha portato, di riflesso, alla nascita di alcune famose distillerie. Nella seconda metà del XIX secolo fu avviato un processo di trasformazione dei vigneti in agrumeti, grazie anche alla scoperta di numerose falde acquifere. Ricchi agrumeti sono oggi presenti soprattutto nella parte bassa di Linera. Qui ha sede una nota azienda di trasformazione, che quotidianamente lavora 500 tonnellate di agrumi. Nel suo stabilimento si producono succhi naturali, concentrati, ma anche olii essenziali di qualità utilizzati in tutto il mondo |
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in campo cosmetico, alimentare e farmaceutico. Ancora esiste la coltura dell'olivo nelle zone di Ardichetto, Chiesa Vecchia e Palombaro. I frantoi più conosciuti sono a Linera e Bongiardo con una produzione annua di 800-1000 quintali di olio. Ancora fiorente è l'artigianato, che vanta un' ottima tradizione dolciaria. Anche la floricoltura e la frutticoltura hanno il loro spazio tra le attività produttive di Santa Venerina, con vivai dislocati in tutta la campagna circostante. |
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Museo
del Palmento |
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| COME ARRIVARE A SANTA VENERINA |
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In auto |
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| NUMERI UTILI E MAPPE DEL PAESE |
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Centralino Comune: 095 7001111 E-mail: info@comune.santavenerina.ct.it Mappa comunale di Santa Venerina (fonte: Comune di S. Venerina) |
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