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| AI CRATERI SOMMITALI | |
| Da Linguaglossa la strada con un lungo rettilineo supera la stazione della Ferrovia Circumetnea (il luogo da cui iniziavano le lunghe escursioni a piedi dei pionieri della montagna) verso l'enorme cono vulcanico. Dopo 3.8 chilometri si incontra il bivio della "panoramica" (una strada dell'Ente di Sviluppo Agricolo che conduce verso Randazzo e Maletto). Si prosegue tra vigneti e piccole casette rurali. Poco più avanti compare la prima fascia della vegetazione boschiva, quella delle querce. |
| Già a piano Donnavita un'area attrezzata dell'Azienda Foreste Demaniali invita ad una breve sosta. Più su di quota è la volta degli altissimi e famosi pini larici che caratterizzano questo versante dell'Etna. A Piano Pernicana (13.5 Kmi dalla partenza) svettano questi pini che nell'antichità sono stati utilizzati come pennoni per i velieri, quale fonte di resina (come testimoniano le profonde incisioni effettuate alla base dei fusti), o dei quali persino le radici venivano ricercate per la capacità di bruciare in maniera prolungata. |
| All'altezza del primo ristorante-albergo in legno del Bosco Ragabo, una pista forestale si inoltra nella pineta (percorribile anche in auto per circa 1.5 Km.) conducendo sino alla caserma Pitarrone. Tornati sulla strada "Mareneve" si incontra poco più avanti il villaggio turistico di proprietà della Provincia di Catania (attualmente dismesso). Ancora qualche tornante e svoltiamo per la strada comunale che conduce verso la nostra meta: Piano Provenzana. La colata lavica del 27 ottobre 2002 ha tagliato in più punti il tracciato, ricostruito nel 2003. |
| Da qui (prima dell'avvento turistico) venivano trascinati a valle, con l'aiuto dei muli, i lunghi tronchi della pineta per poi destinarli ai più diversi usi. All'improvviso l'orizzonte si apre sulla grande spianata di Piano Provenzana e sui crateri terminali (in particolare del cratere di Nord Est).
L'ascesa al vulcano non finisce qui. Risaliamo la montagna costeggiando i canaloni che scendono verso Piano Provenzana: i crateri "a bottoniera" che furono attivi alla fine del secolo scorso (monti Umberto e Margherita). |
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A quota 2.800 metri si apre improvviso lo sguardo verso piano delle Concazze, coperto di sabbia e lapilli verso la bianca mole dell'Osservatorio Vulcanologico. Nell'ultimo tratto la pista si sposta nettamente sul versante settentrionale, in vista dell catena dei monti Nebrodi e delle isole Eolie, di cui nelle giornate terse si percepiscono chiaramente le cime. |
| Aggiriamo a questo punto il cratere di Nor Est. Dove termina la pista è opportuno essere assistiti dalle guide alpine in modo da avere notizie aggiornate sull'attività dei crateri terminali e sulla loro pericolosità. Ma se avrete fortuna di affacciarvi sull'orlo dell'abisso, capirete la "sindrome di Empedocle", ovvero il mistero ed allo stesso tempo il fascino che racchiudono questi lunghi camini che partono dal centro della terra. Il percorso a piedi da Piano Provenzana richiede circa 4 ore e mezza per la salita. |
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