PIEDIMONTE  ETNEO
Dista 42 Km da Catania, a 365 mt. s.l.m. nelle pendici nord-orientali del vulcano, verso il vallone Fogliarino. La sua posizione domina la costa jonica da Taormina a Riposto.

Economia: agricoltura, artigianato del legno, turismo estivo.

E' il primo fra i comuni della cintura etnea che si incontra percorrendo la statale 120, in direzione nord-ovest, ad appena 3 Km. dallo svincolo autostradale di Fiumefreddo della A18.
Come  si  raggiunge
IN AUTO
Provenendo dall'Autostrada A18 Messina- Catania, uscire allo svincolo di Fiumefreddo; da qui percorrere la SS. 120 in direzione Randazzo per circa 4 Km.
IN PULLMAN
Piedimonte è facilmente raggiungibile anche mediante autobus di linea pubblici. Buoni sono infatti i collegamenti da Catania (partenza da Piazza Giovanni XXIII).
La Storia di Piedimonte
La sua fondazione si deve ad Ignazio Gravina Cruyllas (1611 - 1665), feudatario delle terre di Calatabiano, il quale già nel 1650, iniziò nel feudo delle "Bardelle" della baronìa di Calatabiano, un nuovo insediamento abitativo.
Fu, però, il nipote, Ignazio Sebastiano Gravina Amato (1657 - 1694), marchese di Francofonte e 3° principe di Palagonìa, ad ottenere, nel 1687, offrendo un tributo di 80 once e superando l'opposizione della vicina Linguaglossa, la "licentia populandi" dal Tribunale del Real Patrimonio. Il 22 settembre 1867 Piedimonte Etneo diviene ufficialmente un paese autonomo. Il nuovo paese prese le mosse dall'originario nucleo di case contadine, posto lungo la via del cosiddetto "strascino", che dalla montagna giungeva alla costa. Da questo punto il paese potè allargarsi e le sue strade si aprirono larghe e quasi rettilinee con ampie piazze, grazie al nuovo principe di Palagonìa, Ferdinando Francesco (1675 - 1736), cui si deve l'espansione settecentesca e l'impronta urbanistica che tutt'ora lo caratterizza e che in breve tempo trasformò un piccolo borgo rurale in una vivace comunità.
Molti furono gli immigrati venuti dai paesi vicini. 
Alcune famiglie vennero addirittura dalla Calabria e altre a seguito del principe da Palermo. Il cuore del nuovo paese fu la casa del principe, un edificio di struttura seicentesca di modeste condizioni, adiacente alla prima chiesa dedicata a S. Ignazio di  Loyola e ad un'ampio piano ove, nel 1711, venne costruita la Chiesa Madre. Nel 1812 Piedimonte Etneo fu elevato a Comune.
Territorio
Si estende sul versante nord-est dell'Etna per circa 2646 ettari, di cui 794 ricadono nel Parco dell'Etna. Pur essendo esteso parecchio in altitudine quasi raggiungendo con Pizzi Deneri (2800 mt), la parte sommitale del vulcano, lo sviluppo delle aree naturali si presenta limitato rispetto alle zone antropizzate. Infatti, le sue coltivazioni si spingono fino ai 1150 mt. di Monte Stornello. Nella fascia più bassa a partire con il confine di Fiumefreddo, si insediano le colture di agrumi (che non superano i 500 mt. s.l.m.). A queste quote è anche sviluppata la coltivazione dell'ulivo. A partire dai 450 mt. troviamo i vigneti. Piedimonte fa parte della fascia di produzione dei vini D.O.C. dell'Etna, e , infatti, la qualità denominata Nerello Mascalese dà un ottimo vino Etna Rosso. Insieme ai vigneti troviamo i frutteti che offrono diverse qualità di mele, pere, pesche e ciliege. Dai 1000 mt. in su incontriamo noccioleti e castagneti. La vegetazione spontanea è caratterizzata dalla presenza di ferula, rovo, felce, ricino e alberi di castagno e roverella. A circa 900 mt. in Contrada Rocca Campana, si trovano boschi di castagno e roverella e ampi spazi lasciati a pascolo. Sul fronte lavico si trovano solo piante arbustive ed erbacee, e qualche esemplare di pino laricio. Ai piedi dei Monti Sartorius, la vegetazione si infoltisce con boschi di pini larici e betulle dell'Etna. 
Testimonianze  storiche
PALAZZO DEL PRINCIPE
Sorse nei primi anni della fondazione del paese. Era una struttura seicentesca di stile sobrio ad un piano, dotato di numerose stanze e di un piano terra destinato a magazzini, scuderie e a modesti vani abitativi per il personale e la servitù. Fu quasi sempre sede dell'amministrazione Palagonìa. Negli anni '40 e fino al 1955 ospitò le scuole elementari. Fu demolito perchè pericolante, e al suo posto oggi sorge una piazzetta dove è stato collocato il busto del principe fondatore.
CHIESA DI S. IGNAZIO DI LOYOLA
Detta anche chiesa del Carmine. Fu edificata in 3 fasi diverse: la prima nel 1689 (di essa rimane un'elegante bifora rinascimentale murata nel lato est del'edificio); la seconda nel 1693, dopo il terremoto dell'11 gennaio che devastò la Sicilia orientale. La terza avvenne nel 1895.
Fu demolita  e ricostruita più ampia e in stile neo-gotico.
La facciata in pietra bianca presenta elementi decorativi di un certo valore, fra cui il grande rosone centrale e l'immagine della Madonna col Bambino a rilievo sul portale d'ingresso.
Sono interessanti all'interno gli altari in marmo, la pregiata statua in gesso della Madonna del Carmine, un quadro di S. ignazio imponente sull'altare maggiore.
Si conserva pure, riposta in un angusto vano, la prima statua del Santo in cartone romano, dono del principe, purtroppo logorata dal tempo.

IL CORSO PRINCIPALE
Un antico sentiero attraversa il casale di Belvedere al tramonto del '600. Poi il principe fondatore, seguendo il "sentiero dello strascino" (così chiamato perchè il legname veniva trascinato da buoi dalla montagna alla costa), tracciò le prime vie del paese. Il principe Ferdinando Francesco, dopo la morte del padre, continuò a dare le direttive per l'ampliamento urbanistico del paese, e così nel primo decennio del '700 fece costruire il corso principale, secondo una visione moderna e avveniristica. Il corso venne delimitato a nord da una porta d'ingresso detta "Porta San Fratello".
Il corso, in tera battuta per più di un secolo, venne pavimentato con basalto lavico nel 1876.
LA PORTA SAN FRATELLO
Rappresenta un retaggio dell'antica feudalità, edificata nel 1712. Si chiamò così perchè in corrispondenza ideale ai possedimenti del principe, appartenenti alla moglie Anna Maria Lucchese, baronessa di San Fratello, in provincia di Messina, che Ferdinando Francesco sposò ancora giovane nel 1696.
Si chiamò nell'800 anche Porta Ferdinandea, in onore del re di Napoli Ferdinando II.
Perse tale denominazione dopo la caduta della monarchia borbonica. Questa Porta ha visto scorrere più di 300 anni di storia del paese, e a volte è stata anche protagonista di vicende.
Ospitò sul suo arco le insegne dei Gravina e quelle della monarchia borbonica.
Furono entrambe demolite dalla furia popolare durante la rivoluzione del '48.
LA CHIESA MADRE
Costruita fra il 1711-13, in una sola grande navata, servì a soddisfare il crescente numero di abitanti del paese, che non riuscivano più ad essere ospitati nella chiesetta di S. Ignazio.
Subì notevoli danni a causa dei terremoti dei primi dell'800.
Per meglio consolidare l'edificio, si decise di costruire 2 ali minori.
E così nel 1864 sorse l'ala minore del Crocifisso, seguita nel 1873 dall'ala minore del Sacramento.
La chiesa ebbe così una forma basilicale a 3 navate in stile neo-classico, con la presenza di colonne stilizzate in pietra bianca nella facciata e in fascioni all'interno con capitelli dorici, ionici e corinzi. Gli stucchi delle volte sono opera del maestro acese Antonio Viola; le vetrate colorate sul cornicione sono dono di don Paolo Cannavò, storico di Piedimonte. Gli altari sono in marmo colorato di Taormina. Sull'altare maggiore si ammira un coro ligneo con scanni laterali a semicerchio. Sotto le colonnine della balaustra, che delimita l'ampio vano dell'altare con la navata centrale, vi è la statua di Maria SS. del Rosario, cui è dedicata la parrocchia.
Di fronte è posta la cappella del patrono S. Ignazio, con la statua del Bagnasco, artista palermitano (1792) e la porta di protezione con i pannelli argentei lavorati a sbalzo, opera dell'acese prof. Francesco Patanè. I quadri presenti nella chiesa nell'ala del Sacramento sono: il dipinto delle anime del Purgatorio, il quadro di San Sebastiano, quindi quello della madonna delle Grazie, con sullo sfondo il paese nascente e la figura di S. Gaetano di Thiene in atto di indicarlo e di benedirlo. Segue il quadro dell'Immacolata Concezione, opera di Agostino Attinà di Bronte (1887). All'interno della cappella del Sacramento si notano 2 pannelli ad olio, di cui uno rappresenta il miracolo della sacra Ostia di Bolsena, l'altro raffigura S. Antonio da Padova e il miracolo dell'asinello, che chiamato a dare un responso su una disputa tra credenti, anzichè mangiare la biada, guarda in cielo. I due dipinti sono stati realizzati da Francesco Patanè nei primi anni '60. Nell'ala del Crocifisso si ammirano il quadro di S. Antonio Abate (1931), quello di S. Francesco di Paola (1930), entrambi del pittore catanese Alessandro Abate, e la tela di Santa Lucia, del pittore Francesco Mancini di Acireale. Altri elementi significativi da notare sono il pergamo in legno scolpito e dorato, la fonte battesimale in marmo bianco di Carrara, l'organo (dono del principe).
CHIESA DELL'IMMACOLATA - EX CONVENTO
Fu costruita per volere del principe Ferdinando Francesco, con annesso Convento dei Padri Cappuccini, nel 1732.
Oggi va sotto il nome di chiesa dell'Immacolata.
Nel suo interno si ammirano opere di un certo valore: gli altari laterali in intarsio di legno e l'altare maggiore scolpito in legno, su cui domina un bellissimo quadro dell'Immacolata Concezione.
Alla sua base (forse il pezzo più pregiato) vi è l'elegante custodia del Sacramento, opera artigianale del '700, scolpita, su ordine del principe, da fra Celestino da Aidone.
Si tratta di una composizione architettonica finemente scolpita con sovrapposizione di colonne e nicchie all'interno delle quali vi sono le figure di San Francesco, San Bernardino, Santa Chiara e S. Agnese.
Nell'alto della tribunetta spicca la scultura lignea dell'Immacolata.
I quadri presenti nella chiesa sono: una tela raffigurante S. Lorenzo da Brindisi, quella di un Crocifisso in stile tardo-barocco particolare per la raffigurazione realistica e drammatica, il quadro di San Bonaventura, S. Antonio da Padova, S. Felice da Cantalice.
Fra i 2 altari di destra si apre la cappella del Purgatorio con il quadro delle 3 persone della Divinità.
All'interno del quadro, in basso a sinistra, si notano le armi gentilizie della famiglia Gravina.
Da ammirare nella sacrestia un dipinto murale di un crocifisso in arte giansenista.
CHIESA DI SAN MICHELE
Il principe Ferdinando Francesco la fece costruire nel 1718, per assolvere ad un voto fatto durante una violenta sommossa popolare nella città di Palermo, quando lui rivestiva l'alta carica di Pretore (1708). Ritornata la tranquillità, il principe, riconoscente verso l'arcangelo Michele per aver esaudito le sue preghiere, volle dedicargli un tempio proprio nel paese che egli particolarmente amava e curava nella crescita, anche da lontano. L'interno è di modesta architettura. Si notano nel pavimento le sepolture della famiglia Voces che per anni fu la benefattrice della chiesa e vi introdusse il culto di San Giuseppe.
CAPPELLA DEL CALVARIO
Di antica costruzione, ospitava prima un crocifisso, sostituito recentemente dalla Pietà, riproduzione in plastico della statua di Michelangelo. Punto di riferimento della processione del Venerdì Santo.
SANTUARIO DI VENA
Le origini risalgono al 597 dell'era cristiana. Monaci Basiliani, per sfuggire alle persecuzioni, si inerpicarono sulle alture dell'Etna, portando in salvo un quadro della Madonna, dipinta in stile bizantino su una tavola di cedro.
Una leggenda racconta che la mula che trasportava il quadro, ad un certo punto inciampò sul terreno, ed apparve una "vena" d'acqua.
Fu considerato dai frati un segno divino, e decisero di fermarsi nel posto indicato dalla mula. Lì vi fondarono con il consenso del Papa Gregorio Magno, uno dei monasteri gregoriani in Sicilia. Il culto della Madonna di Vena ebbe in queste contrade una grande diffusione.
Ci parla di ciò Teofane Cerameo, uomo di grande cultura, nato proprio a Vena.
La storia di Vena risale, quindi, all'alto medioevo. La sua chiesa sorge sui ruderi del vecchio eremo basiliano, distrutto dai numerosi terremoti e colate laviche verificatisi nel corso dei secoli. All'interno della moderna struttura si possono osservare pregiati mosaici che descrivono le varie vicende del monastero.
CHIESA DELLA MADONNA DELLE GRAZIE DI PRESA
Antico borgo dei Gravina, fece parte del feudo di San Basilio ed ebbe la prerogativa di avere ricche sorgenti d'acqua, da cui la "presa" per portare il prezioso liquido nel capoluogo.
E' in stile neo-classico, edificata nel 1873.
Si compone di 3 navate e ricalca in linea generale la chiesa Madre del centro.
Presa è oggi una ridente località di villeggiatura, che in estate si anima di gente richiamata dal dolce clima e dalla tranquillità del luogo.
CHIESA DI SAN GERARDO
La borgata di San Gerardo anticamente si chiamò Millicucco per la presenza del grande albero, che un violento temporale abbattè nei primi anni del 1950.
Il culto di San Gerardo Maiella iniziò nel 1923 ad opera di una pia donna, Menica Mazza, la quale ebbe in visione il Santo, che dopo averla guarita dai suoi mali, la invitò ad innalzare una chiesetta in quella borgata.
Con sforzi personali della donna, venne costruita nel 1928; ma ben presto si dimostrò inadeguata al sempre crescente numero di fedeli. Subì ampliamenti nel 1931 e nel 1941.
Il 16 giugno 2000 la chiesa di San Gerardo è stata elevata a Santuario, con l'inaugurazione di un Centro di Accoglienza dei pellegrini.

GLI EDIFICI CIVILI
Nacquero le dimore padronali; la prima in ordine di tempo fu quella dei Voces, sul lato sud del paese. Poi quella dei Carpinato (palazzo Pavone), quindi quella dei Lo Turco (in via Mangani Sottani), e degli Scidà, collocate in gran parte sulla via Forni, la prima via del paese. Queste costruzioni hanno caratteristiche sobrie al'esterno e aspetto severo. Notasi la flessione muraria tipica dell'architettura barocca di fine '600.

Numeri  Utili  di  Piedimonte  Etneo
Municipio - tel. 095-644.500 / fax: 095-644.344
Orari di apertura al pubblico degli uffici comunali: tutti i giorni dalle 8.00 alle 14.00
Martedì e giovedì anche dalle 15.00 alle 18.00
Ufficio del sindaco - tel. 095-644.578
Biblioteca comunale - tel. 095-648.640
Sito Internet: www.piedimonte.etneo.ct.it 
Polizia municipale - tel. 095-644531
Carabinieri - comando stazione - tel. 095-644.000
Distretto Sanitario ASL - tel. 095-778.21.11
Guardia Medica - tel. 095-644.146
Pronto Soccorso - tel. 095-778.21.25
Farmacie: Puglisi - tel. 095-644.113 / Farmacia Rurale (fraz. Presa) - tel. 095-648.161
Laboratorio analisi cliniche - tel. 095-644.394
Centro Accoglienza San Gerardo - tel. 095-644.285
Ferrovia Circumetnea - tel. 095-648.186
Pro Loco - tel. 095-648.641
Manifestazioni
NOTIZIE CORRELATE

Servizio con foto relativo all'edizione dell'anno 2003 della "Festa della Vendemmia", la manifestazione più rappresentativa e importante del paese di Piedimonte Etneo.

Dall'ARCHIVIO NEWS di EtnaTV.

Festa della Vendemmia - ultima domenica di Settembre
Mercato settimanale - lunedì dale 8.00 alle 13.00
Festa patronale S. Ignazio - 31 luglio e 1a. domenica di agosto
Festa di San Gerardo - ultima domenica di agosto
Festa M. SS. della Vena - 1a. domenica di settembre
Festa M. SS. delle Grazie - frazione Presa - 2a. domenica di agosto
Mappe  stradali  del  paese  e  delle  frazioni

MAPPA CENTRO STORICO (190,2 Kb)    MAPPA FRAZIONI DI VENA E PRESA (41,33 Kb)



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